Naming: dare un nome che sappia di pane
Un buon nome nel food si pronuncia con la bocca piena e si ricorda a stomaco vuoto. Come sceglierlo senza sbagliare.

Il nome è la prima cosa che si dice e l’ultima che si dimentica. Nel food ha un peso doppio: deve suonare bene, ma deve anche far venire fame. Un naming che non evoca niente è un naming sprecato.
Si prova ad alta voce
Un nome food vive nel passaparola: al telefono, in coda, in una recensione detta a voce. Se è difficile da pronunciare o da scrivere, ogni cliente diventa un ostacolo tra te e il prossimo. La prova del nove è semplice: dillo forte, davanti a qualcuno, e guarda se lo ripete giusto.
Meglio evocare che descrivere
I nomi troppo descrittivi invecchiano male e si somigliano tutti. Quelli che restano lavorano per suggestione: un suono, un’immagine, un ricordo. Non devono spiegare il prodotto — devono aprirgli la porta.
Un nome buono non descrive quello che vendi. Racconta come ci si sente a comprarlo.
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